L’avvio di febbraio ha regalato agli investitori una seduta all’insegna dell’ottimismo, con i mercati azionari statunitensi che hanno mostrato un’immediata capacità di reazione. Dopo una chiusura di settimana difficile, Wall Street ha premuto sull’acceleratore nella giornata di lunedì, cavalcando la strategia del “buy the dip” (comprare sui ribassi) e lasciandosi alle spalle le turbolenze che avevano colpito sia l’azionario che il comparto dei metalli.
L’indice S&P 500 è tornato a ruggire, guadagnando lo 0,5% e chiudendo a quota 6.976,44 punti, a un soffio dai massimi storici. Anche il Dow Jones Industrial Average ha mostrato i muscoli con un rialzo dell’1,1%, mentre il Nasdaq Composite ha archiviato la seduta in progresso dello 0,6%. Angelo Kourkafas, senior global strategist di Edward Jones, ha sottolineato come la resilienza del mercato stia emergendo con forza: nonostante una partenza in rosso nel pre-market, gli indici hanno virato decisamente in positivo subito dopo l’apertura di New York, interrompendo una striscia negativa di tre giorni.
Il recupero dopo il “Venerdì Nero”
Il rimbalzo di lunedì assume un significato ancora più rilevante se confrontato con la pesante eredità lasciata dall’ultima seduta della settimana precedente. Venerdì, infatti, i listini avevano chiuso in profondo rosso, guidati da un Dow Jones in calo dell’1,79% a 42.198 punti e da un S&P 500 che aveva ceduto l’1,13%. Anche il Nasdaq aveva subito un colpo, arretrando dell’1,3%.
In quell’occasione, a zavorrare gli indici erano state le performance negative del settore finanziario, con colossi come JPMorgan e Goldman Sachs in flessione rispettivamente dell’1,23% e dell’1,85%. Ancora più marcate erano state le vendite sui giganti dei pagamenti, con American Express scivolata del 3,42% e Visa addirittura del 4,99%. Tuttavia, la seduta di lunedì ha dimostrato che gli investitori, specialmente quelli entrati nel mercato dopo la pandemia, tendono a interpretare questi cali rapidi come occasioni d’acquisto per bloccare prezzi più vantaggiosi, confidando in un pronto ritorno ai massimi.
Rotazione settoriale e dati macroeconomici
Un aspetto cruciale di questa ripresa è la dinamica interna al mercato. Il rialzo di lunedì è avvenuto nonostante la debolezza di alcuni pesi massimi del settore tecnologico: Nvidia, Microsoft e Meta Platforms hanno chiuso in calo, segnalando un certo scetticismo momentaneo verso il trade sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, si è innescata una sana rotazione dei capitali verso altri settori.
Le small cap, rappresentate dall’indice Russell 2000, hanno brillato con un guadagno dell’1%, ignorando le tensioni sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury decennali sono infatti saliti al 4,28%, spinti dalle vendite sul debito pubblico da 30 trilioni di dollari. Solitamente, tassi più alti penalizzano le aziende più piccole aumentando i costi di finanziamento, ma stavolta a prevalere è stata la fiducia nell’economia reale.
A dare supporto a questa visione è stato il sondaggio dell’Institute for Supply Management (ISM) sul settore manifatturiero, balzato a gennaio al 52,6% rispetto al 47,9% del mese precedente: il dato più alto registrato dal giugno 2022. Questo segnale di vitalità industriale ha messo le ali al Dow Jones Transportation Average, che è volato del 3,2% segnando il miglior balzo giornaliero da agosto e un nuovo record di chiusura. Poiché i trasporti movimentano le merci prodotte dall’industria, questo settore è storicamente considerato un barometro affidabile per la salute dell’economia generale.
Stabilità sui metalli e casi societari
Il sentiment positivo è stato favorito anche da una stabilizzazione sui mercati delle materie prime. Dopo il crollo storico di venerdì, che aveva visto l’argento precipitare del 31% entrando tecnicamente in un mercato orso (“bear market”), lunedì i prezzi dell’oro e dell’argento hanno trovato un punto di equilibrio, trattando in rialzo.
Sul fronte delle singole storie societarie, GameStop ha chiuso invariata a 22,14 dollari. L’azienda ha catalizzato l’attenzione con l’annuncio dell’emissione di un bond convertibile con scadenza 2032 per un ammontare di 2,25 miliardi di dollari, una cifra superiore all’indicazione iniziale di 1,75 miliardi.
Mark Hackett, chief market strategist presso Nationwide’s Investment Management Group, riassume bene il clima attuale: “In media, le cose vanno meglio che peggio”. Con la stagione delle trimestrali più complesse ormai alle spalle e l’economia che appare in salute, la tenuta tecnica del mercato — con l’S&P 500 ben al di sopra della sua media mobile a 50 giorni — suggerisce che la voglia di rialzo potrebbe non essersi ancora esaurita.