Con un prezzo di partenza fissato a 33.900 euro, la Hyundai Tucson si impone sul mercato proponendo un design che non passa certo inosservato. Il frontale è massiccio e stilisticamente coraggioso. A catturare lo sguardo è soprattutto la griglia anteriore, al cui interno si fondono in modo quasi mimetico i fari formati da quattro linee a led per lato; da spenti, scompaiono letteralmente nella trama della calandra. Anche il posteriore ha carattere da vendere, grazie ai gruppi ottici orizzontali dotati di peculiari elementi a dente e al logo della casa sapientemente annegato nel lunotto. Salendo a bordo l’impressione è quella di accomodarsi su una vettura di categoria superiore. Lo spazio abbonda e le finiture, pur ricorrendo a plastiche rigide, appagano tanto la vista quanto il tatto. Certo, non tutto è perfetto nell’uso quotidiano. Se le tasche nelle portiere risultano un po’ troppo strette per le vere esigenze di una famiglia, bisogna anche segnalare l’eccessiva esposizione agli urti da parcheggio delle luci integrate nella parte bassa del fascione posteriore.

Abitacolo hi-tech e motorizzazioni per ogni esigenza L’ambiente interno restituisce un feeling decisamente tecnologico. Il cruscotto digitale configurabile e lo schermo dell’infotainment, entrambi da 12,3 pollici, si inseriscono fluidamente in una superficie curva, offrendo una grafica nitida e ben strutturata. La plancia ospita i comandi a sfioramento per la climatizzazione e i servizi di bordo, una scelta esteticamente pulita ma che all’atto pratico mostra il fianco a qualche critica, essendo alcuni tasti piccoli e posizionati troppo in basso. Ampissimo, di contro, lo spazio nel bagagliaio, persino nelle varianti ibride plug-in. A proposito di propulsori, la casa coreana offre un ventaglio di opzioni a benzina e a gasolio, tutte caratterizzate da una notevole silenziosità e da una progettazione volta a favorire il comfort. Si va dai sistemi mild hybrid a 48 V sul 1.6 turbo alle varianti full hybrid e ricaricabili, con disponibilità di trazione anteriore o integrale e trasmissioni automatiche. Decisamente valido, sul fronte dell’efficienza, anche il 1.6 mild hybrid a gasolio abbinato alla sola trazione anteriore. Chi si muove spesso nel traffico cittadino farà bene a puntare sul cambio robotizzato a doppia frizione DCT a 7 rapporti, mentre i macinatori di chilometri dovrebbero prendere in seria considerazione l’affidabile 1.6 CRDi turbodiesel.

Sicurezza al vertice e isolamento acustico Su strada, la Tucson isola splendidamente i passeggeri dai rumori esterni e digerisce avvallamenti e imperfezioni dell’asfalto senza scomporsi. La dotazione di sicurezza è ricca fin dall’allestimento base XTech, che porta in dote sette airbag, includendo quello centrale anteriore, fari full led, mantenimento attivo della corsia e un sistema in grado di riconoscere i segnali stradali riproducendoli sul cruscotto. Salendo verso la versione Business si aggiungono chicche preziose come il monitoraggio dell’angolo cieco, il climatizzatore bizona e il cruise control adattativo, quest’ultimo disponibile solo in accoppiata al cambio automatico.

Uno sguardo oltreoceano: l’estremo concept Boulder Se la Tucson rappresenta oggi il cuore razionale dell’offerta, le ambizioni del marchio si spingono parallelamente verso territori molto più impervi. Lo dimostra il recente concept Hyundai Boulder, un fuoristrada ruvido che sembra nato apposta per sporcarsi di fango alla Dakar o per impensierire icone assolute come la Land Rover Defender. Si tratta di un’anticipazione tecnica fondamentale per il costruttore asiatico. Porta infatti al debutto un’inedita architettura a telaio a longheroni, una base meccanica che, stando alle conferme ufficiali, sosterrà un nuovo pick-up di taglia media destinato al mercato statunitense entro il 2030. Un suo sbarco nel Vecchio Continente appare, al momento, altamente improbabile.

Geometrie da sterrato e animo esploratore L’impatto visivo del Boulder è dominato da linee decisamente squadrate e proporzioni imponenti, in netto contrasto con le morbidezze urbane. L’altezza da terra maggiorata garantisce angoli di attacco, dosso e uscita estremamente aggressivi, enfatizzati da immensi pneumatici da 37 pollici che non ammettono alcun compromesso. L’animo da esploratore si ritrova in ogni singolo dettaglio esterno. Sul tetto trovano posto una barra luminosa e un portapacchi a basso profilo, perfetto per stivare l’attrezzatura da campeggio, mentre le portiere si aprono controvento ad armadio. Non mancano vetri superiori fissi in puro stile safari e una rassicurante ruota di scorta di dimensioni standard. Spiccano poi alcune ingegnose soluzioni di design che ne esaltano la versatilità. Parliamo di un lunotto posteriore abbassabile per favorire il contatto diretto con l’esterno e di un portellone a doppia cerniera, apribile da entrambi i lati per facilitare le operazioni di carico e scarico in ogni situazione.

Interni spartani ma iperconnessi per l’avventura Coerente con la rude veste esteriore, l’abitacolo rinuncia volentieri al lusso per abbracciare la pura funzionalità. I materiali scelti sono pensati per resistere all’usura e, distanziandosi dalle logiche delle vetture stradali, si torna felicemente all’utilizzo di fisici, robusti pulsanti e manopole per gestire le funzioni essenziali. La plancia è dominata da quattro indicatori digitali dedicati esclusivamente al monitoraggio dei parametri off-road. La vera rivoluzione tecnologica si nasconde però nel software. A bordo è presente un sistema di guida in fuoristrada in tempo reale che agisce come una sorta di navigatore intelligente o, per meglio dire, fa le veci di un co-pilota esperto seduto sul sedile del passeggero. Trattandosi di un puro esercizio di stile automobilistico, Hyundai mantiene il massimo riserbo sulle possibili motorizzazioni celate sotto il cofano, confermando unicamente l’intenzione di voler dominare, in un futuro prossimo, anche le strade dove l’asfalto finisce.