Il metallo giallo non accenna a fermarsi e, con uno scatto deciso, supera la barriera dei 4.770 dollari l’oncia. Mentre l’ottimismo geopolitico inizia a stemperare la morsa dell’inflazione, gli investitori tornano a guardare ai beni rifugio con rinnovato interesse. Gli SPDR Gold Shares (GLD) hanno segnato un rialzo dell’1% toccando quota 436 dollari, consolidando un trend che vede una crescita del 37% su base annua. Non è solo speculazione: i numeri del primo trimestre 2026 parlano chiaro, con una domanda totale record di 193 miliardi di dollari. Gli acquisti di lingotti e monete sono balzati del 42% rispetto all’anno scorso, mentre le banche centrali continuano a fare incetta di riserve, accumulando 244 tonnellate nette.

La vera spinta arriva dal fronte diplomatico. Le indiscrezioni su un possibile accordo tra Washington e Teheran — un memorandum in quattordici punti volto a fermare il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz — hanno agito da catalizzatore. Questa distensione sta ridimensionando le aspettative su futuri rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, spingendo gli investitori verso asset sicuri in un contesto di rendimenti in calo. Il settore PHLX Gold/Silver (^XAU) è letteralmente esploso con un +4%, mentre l’oro spot è salito dell’1,5% e l’argento ha messo a segno un rally impressionante del 6,5%. Il tutto è sostenuto da un dollaro in ritirata, dai rendimenti dei Treasury che si attestano al 4,4% e da un petrolio Brent che ha perso il 6% in una sola settimana.

È curioso notare come, nonostante questa corsa ai ripari, non tutti avessero scommesso sul metallo prezioso. L’analista che nel 2010 aveva previsto l’ascesa di NVIDIA ha recentemente pubblicato la sua top 10 dei titoli preferiti, e lo SPDR Gold Trust non compare in lista. Eppure, i mercati sembrano dire altro. I futures sull’oro a New York hanno rotto gli indugi spingendosi fino a 4.771 dollari. Con l’indice XAU in rialzo del 14% dall’inizio dell’anno, trader e investitori stanno cercando di recuperare il terreno perduto, attirati da una configurazione macroeconomica che sembra favorire i preziosi.

Giovedì 7 maggio i mercati hanno aperto con l’oro e l’argento ai massimi da oltre una settimana. I futures di giugno per l’oro hanno debuttato a 4.702,20 dollari l’oncia troy, il prezzo di apertura più alto dal 27 aprile, per poi salire ulteriormente a 4.742,10 dollari nelle prime ore del mattino. Non è da meno l’argento: i futures di luglio hanno aperto a 77,83 dollari l’oncia, toccando quota 80,87 dollari poco dopo. Solo una settimana fa il clima era diametralmente opposto, con i prezzi che salivano per il timore di nuovi raid aerei statunitensi. Oggi, invece, il sentiment globale è influenzato dalla proposta di revoca del blocco navale e dalla riapertura delle rotte commerciali nel Golfo.

Questa ondata di ottimismo sta influenzando trasversalmente tutti i comparti. Mentre il Brent scivola sotto i 100 dollari al barile, i mercati azionari americani restano vicini ai massimi storici, sostenuti sia dalle notizie geopolitiche che dai risultati record legati all’intelligenza artificiale. Per l’oro, il prezzo di apertura di giovedì è stato superiore dello 0,3% rispetto alla chiusura di mercoledì, confermando una progressione costante: +3,1% in una settimana e un incredibile +37,5% rispetto a un anno fa. Per chi vuole approfondire, le piattaforme di screening come Yahoo Finance offrono strumenti per monitorare le società minerarie più performanti del settore, che in questo momento stanno beneficiando di una congiuntura raramente così favorevole.