Il giovedì sera della WNBA ha offerto un saggio di cosa succeda quando le grandi potenze del campionato decidono di fare sul serio. Non è stata una serata per difese timide, tutt’altro: a dominare la scena sono state le esecuzioni offensive ai limiti della perfezione, i record ritoccati con una facilità disarmante e la netta sensazione che, quando le stelle più brillanti della lega entrano in ritmo, arginarle sia un’impresa ai confini dell’impossibile.
Il clinic balistico del Liberty e la cooperativa del canestro
A guidare la carica sono state le New York Liberty, che contro le Atlanta Dream hanno timbrato la sesta vittoria consecutiva con un rotondo 104-90. La partita si è trasformata rapidamente in un clinic balistico dalla lunga distanza. Le Liberty hanno chiuso con un impressionante 16 su 31 da tre punti, guidate da una Satou Sabally letteralmente infuocata. L’ala ha convertito cinque delle sue sei conclusioni dall’arco, infilando la tripla del momentaneo 91-73 a metà dell’ultimo quarto, il canestro che ha di fatto spento ogni speranza di rimonta per Atlanta. La coralità di New York è stata la vera chiave di volta: per la prima volta nella storia della franchigia, ben cinque giocatrici hanno chiuso la gara con almeno 16 punti a referto, stampando un 54% complessivo dal campo che fotografa una fluidità offensiva invidiabile.
A orchestrare questo meccanismo perfetto ci ha pensato la solita Breanna Stewart, autrice di una prestazione solida da 19 punti, 11 rimbalzi e 5 assist. A farle eco nel pitturato e sul perimetro è stata Jonquel Jones, che ha firmato a sua volta una doppia doppia da 16 punti, 10 rimbalzi e 5 assist, mandando a bersaglio quattro conclusione pesanti. In una serata del genere c’è stato spazio anche per i libri di storia: Marine Johannes ha messo a referto 17 punti e, superando quota 236 triple in maglia Liberty, ha scavalcato Cappie Pondexter al sesto posto all-time della franchigia per canestri da tre realizzati. A completare il quintetto d’élite ci ha pensato Pauline Astier con i suoi 16 punti, sigillando un successo che lancia New York su un record di 9-4.
Dall’altra parte della barricata, le Atlanta Dream (ora sull’8-4) non sono rimaste a guardare, aggrappandosi al talento puro delle proprie stelle. Angel Reese ha lottato come un leone sotto i tabelloni, chiudendo come miglior marcatrice dell’incontro a quota 25 punti e arpionando 9 rimbalzi. Accanto a lei, Allisha Gray ha garantito il solito apporto di sostanza con 18 punti, mentre Rhyne Howard ha vissuto una notte storica nonostante la sconfitta. Con i suoi 24 punti e un 5 su 13 dall’arco, Howard è diventata la più giovane giocatrice nella storia della WNBA a raggiungere le 400 triple in carriera, un traguardo tagliato in appena 147 partite disputate.
L’orgoglio di Portland e la legge delle campionesse
Mentre New York faceva crollare la resistenza di Atlanta, a chilometri di distanza andava in scena un copione altrettanto spettacolare e dai toni decisamente più fisici. Le campionesse in carica delle Las Vegas Aces hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per piegare la resistenza dei Portland Fire, imponendosi alla fine per 105-89. Che sarebbe stata una battaglia lo si è capito fin dalla palla a due: Portland ha aggredito la partita con le marce alte, trovando un vantaggio iniziale di 10-9 e mostrando un’efficienza realizzativa spaventosa nei primi minuti. Trovando canestri da otto giocatrici diverse nei primi sette minuti e tirando con un surreale 70%, il Fire si è preso il primo quarto sul 28-27.
La fisica è salita ulteriormente di colpi nel secondo periodo, inaugurato da un fallo flagrante commesso da NaLyssa Smith. Portland ha continuato a macinare gioco, sfruttando una netta superiorità fisica nel pitturato, dove a un certo punto il parziale dei punti segnati recitava un incredibile 34-4 a favore delle ospiti. Portland chiuderà poi con un netto 54-32 complessivo nell’area colorata. Grazie alle giocate di Barker, la squadra del Fire si è spinta fino al +6 (42-36) a metà frazione. Ma Las Vegas ha saputo incassare il colpo, aggrappandosi alle fiammate di Chelsea Gray, semplicemente immacolata dall’arco nella prima metà di gara con un 6 su 7 da tre punti per un totale di 18 punti all’intervallo, quando il tabellone diceva 56-50 per le Aces.
Il terzo quarto ha visto salire in cattedra l’MVP in carica della lega. A’ja Wilson ha deciso di caricarsi la squadra sulle spalle, segnando 16 dei suoi 32 punti totali proprio in questa frazione. La stella delle Aces ha martellato la difesa avversaria con i suoi classici tiri dalla media distanza e lucrando continui viaggi in lunetta, dove ha chiuso con un solido 11 su 13. Una sua tripla ha regalato a Las Vegas il massimo vantaggio sul 70-54, ma Portland ha dimostrato di avere un carattere d’acciaio. Guidato dai 18 punti e 8 assist di Carla Leite, dai 13 di Bridget Carleton e soprattutto dai 17 di Megan Gustafson — grande ex della sfida ed entrata in campo con un agonismo feroce — il Fire ha ricucito lo strappo. Proprio una tripla di Gustafson ha infiammato la panchina e fissato il punteggio sul 78-72 all’ultimo riposo.
Nel quarto periodo l’esperienza e il cinismo delle campionesse hanno fatto la differenza. Dopo un parziale d’apertura che ha riportato il vantaggio delle Aces a quota 11 (85-74), costringendo il coach di Portland Alex Sarama al timeout, le stelle di Las Vegas hanno chiuso definitivamente la pratica. Wilson ha convertito un canestro di pura forza subendo il fallo di Gustafson, esultando con rabbia per il gioco da tre punti ravvicinato; nell’azione successiva, Chelsea Gray ha mandato a bersaglio la sua ottava tripla della serata. Gray finirà la gara con 29 punti e un fantascientifico 9 su 12 da tre, eguagliando il record assoluto della WNBA per triple segnate in una singola partita, condiviso ora con altre quattro giocatrici. Una spallata decisiva che ha spento le ultime resistenze di Portland e confermato come, quando il talento di Las Vegas decide di salire di livello, resti ben poco spazio per le sorprese altrui.